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LA PAROLA ALL’AUTORE – L’ALCHIMIA DEGLI OPPOSTI VOL. 1



Ricordo benissimo la volta in cui Federica Soprani apparve su Messenger, proponendomi di scrivere insieme uno one shot che avesse come protagonisti il mio vampiro, Raistan Van Hoeck, e il suo, Guillaume De Joie. Pensai che fosse mezza matta, devo confessarlo. Fino a quel momento non eravamo amiche, non eravamo niente. Lei era solo uno dei miei contatti su Facebook, ogni tanto mandava un saluto, ma niente di più. Presi tempo, dicendo che poteva essere un’idea carina, ma che non sapevo se l’Olandese si sarebbe prestato. Robe strane tra scribacchine, non fateci caso. Lei trovò la mia risposta perfettamente sensata e si disse disponibile ad aspettare. Mi rivolsi a Babette Brown, blogger e amica comune, chiedendole notizie sullo strano personaggio. La sua risposta fu qualcosa tipo “è molto brava, ma non so se riuscirete ad amalgamarvi. Avete stili molto diversi.” Ancora non sapevo quanto. Sia sulla bravura, sia sullo stile.

In ogni caso l’idea mi attirava, quindi accettai. Decidemmo di comune accordo di creare una situazione in cui i due loschi figuri potessero incontrarsi. Un locale, magari. Niente trama preconfezionata. Piazzarli nel luogo stabilito e lasciare che se la vedessero tra di loro. Né lei né io siamo tipe da scalette e i nostri personaggi sono troppo indisciplinati per accettare condizionamenti di qualche tipo. L’unica raccomandazione era: “Non fatevi troppo male.”


Non si può mai dire, con quei due ceffi.


E poi l’avventura iniziò. A lei toccò l’apertura, a me il capitolo seguente, e via così, passandoci la palla di volta in volta, attendendo con ansia e divertimento i nuovi sviluppi. Una cosa notai quasi subito: i due, insieme, facevano scintille. Erano scintille pericolose, lì per lì. C’è un momento, nella prima storia, in cui Raistan rischia davvero di fare una brutta fine per mano del Francese. Invece così non è stato. Si era creata un’alchimia, nonostante le differenze di carattere. Opposti. Da lì il titolo. Alla fine del primo racconto, ci siamo rese conto che i due si trovavano simpatici, e anche noi. Abbastanza da lanciarci subito nella seconda, ridendo come matte per quello che avveniva sulla carta. Lo stile diverso non era un problema, non lo è mai stato. Anche noi avevamo creato la nostra alchimia.

A un certo punto, precisamente nel terzo racconto, gli equilibri tra i due vampiri cambiano. È una storia drammatica, forse la più cupa a livello introspettivo. Che ci fossero fantasmi in agguato si poteva già intuire, ma qui si rivelano in tutta la loro potenziale distruttività. Avrebbe potuto essere la fine, e una fine amara, ma così non è stato. Due solitudini si erano incontrate e non sarebbe stato facile separarle.

Ci abbiamo anche provato, ma abbiamo ricevuto entrambe l’eco di una crassa risata mentale. Siamo ancora qui, dopo sette racconti, noi e loro. Noi amiche, e amiche vere. Loro innamorati e increduli di esserlo.







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