LA PAROLA ALL'AUTORE - Onorevole assassino: nella mente di un serial killer

Un noir dalle sfumature hard-boiled in un labirinto sinaptico che non conosce empatia ed è completamente deviato: Onorevole assassino.

In uscita il 18 giugno su tutti gli store e nelle librerie.





 

Cosa fa dell’uomo, un uomo? E cosa dell’assassino, un assassino?

E come può venire in mente a uno scrittore di parlarne, se è il primo a non capirci una mazza?

Boh, non lo so. Ma una cosa è certa: mi sono divertito, sì, a prendere per il culo i personaggi, il mondo dei benpensanti, gli scienziati della psiche che sono i primi a voler imporre un pensiero, il pensiero: unico, idealizzato, da vestito buono e piatto unico.

Mangio con le mani e metto i soliti jeans, 'sti cazzi.


Poi dicono che ci sono regole nella scrittura, binari e confini invalicabili, perché? Esistono confini in letteratura? Alla fantasia? Alla voglia di mandare a fare in culo qualcuno?

Perché è questo che fa il killer in Onorevole assassino, che a definirlo tale mi viene da ridere...

Si crede di essere l’unico ad avere una mania e, forse, ha ragione. La sua è una di quelle malate, ossessive, che germoglia nel pantano del vizio con un solo scopo: appagare la cupidigia e soddisfare il bene superiore: il suo. E lui, puttaniere, frequentatore di night, pieno di soldi da fare schifo, di donne da fare invidia a chiunque, cerca di ritrovarsi senza mai riuscirci. Sceso in buco profondo della mente con una sola via d’uscita: morire, dentro di sicuro, ma anche fuori, forse. E lo fa mostrando il dito medio.

Le regole.

Oh, ne ero convinto anch’io quando ho scritto il mio primo romanzo, e per questo ho fatto una fatica che non s’immagina, ero vuoto, alla fine e non volevo sentire più parlare di libri, figuriamoci di scriverli. Per tutta la vita che mi restava da vivere e nemmeno da morto. Ci voleva una doccia che lavasse via persino l’ultimo pensiero, un nuovo vuoto da riempire con l’innocenza del bambino, sgranare gli occhi e meravigliarsi per una puttanata qualsiasi.

Ma non ce l’avrei fatta da solo, nella scrittura, vagavo nella nuova città dell’editoria, mai vista prima e senza una mappa o un navigatore, nessuno a cui chiedere e sedersi sulla prima panchina stralunato e perso: ero senza voce e cieco come una talpa.

Poi succedono cose.

C’è gente che vede, che riesce a andare oltre l’oggetto libro e accende una luce, fievole, ma capace di accecarti, di spronare la pigrizia e sollevare il velo in testa. Scoprire che si può, e si deve, essere se stessi anche nella scrittura. Via paletti e recinti, raccontare liberi da ostacoli, divertirsi per davvero e farlo fregandosene dei giudizi, pregiudizi o delle pippe mentali.

Sì, fottersene.

Così è nato Onorevole assassino.

Il killer direbbe: vaffanculo!


Anthony Ragman


 

Volete incontrare l'autore? IL 19 giugno alle 18.30 sarà presente al Buk Festival di Modena, in viale Buon Pastore 73, al Laboratorio Aperto.


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